Pensare il teatro al tempo del coronavirus: Tommaso Urselli riscopre Artaud e Neiwiller

Da https://www.articolo21.org/2020/05/pensare-il-teatro-al-tempo-del-coronavirus-tommaso-urselli-riscopre-artaud-e-neiwiller/ e https://www.rumorscena.com/author/tommaso-urselli

RUMOR(S)SCENA – TOMMASO URSELLI – MILANO –

di Tommaso Urselli 

Una serie di appunti e riflessioni sparse, espresse in momenti diversi e differenti contesti social-virtuali come d’obbligo in questo strano periodo e che qui, grazie alla sollecitazione di Roberto Rinaldi, cerco di raccogliere, alla disperata ricerca di un filo… non certo di risposte, per lo meno di domande.

Sono drammaturgo e operatore sociale, vivo a Milano. All’inizio di questo lungo periodo – cui fa da sfondo lo slogan “Milano non si ferma” – i teatranti si chiedono perché i teatri dovrebbero fermarsi; d’altra parte, gli operatori sociali si chiedono perché i centri diurni per disabili restano aperti (mentre le scuole chiudono). Io, come teatrante/operatore sociale, cosa dovrei chiedermi?

Le domande sono tante.

A metà marzo chiudono i centri diurni: qualcuno ha capito che i disabili e gli operatori sociali non sono immuni? Mi rendo disponibile a far la spesa per chi non può farla.

Leggo su Doppiozero un personale contributo della drammaturga Lucia Calamaro https://www.doppiozero.com/materiali/il-presente: a mio parere un’intelligente e provocatoria autoanalisi che cerca di uscire dall’ambito dell’autoreferenzialità citando il fumettista Zerocalcare come esempio di chi riesce a trattare il tema del presente con approccio lucido – per quanto possibile in questo periodo –, ironico e disincantato. Un attimo dopo, leggo sui social la serie di polemiche che a quanto pare, invece, il suo scritto suscita. Ha toccato un nervo scoperto?
Su Facebook qualcuno mi invita a far parte di un gruppo virtuale di teatro. Penso possa essere un’occasione per riflettere, ristudiare insieme pagine di autori del presente e del passato tanto da offrire un punto di vista rispetto all’attuale situazione. Io propongo delle pagine da Antonin Artaud e da Antonio Neiwiller che stavo rileggendo in quei giorni; mi paiono illuminanti su questioni relative al teatro e alla cultura: mi viene risposto che si accettano per lo più testi scritti dalla stessa persona che li legge. Sembrerà strano: sono un drammaturgo ma non ho voglia, in questo periodo, di “produrre”; tanto meno di scrivere qualcosa per me stesso. Come mai per noi teatranti è così difficile prendersi tempo per riflettere, e così facile utilizzarlo per riflettersi? Così immediato produrre, e così poco immediato studiare?
Quello di cui sento il bisogno adesso è altro: non so precisamente cosa, ma sicuramente ha a che fare con la necessità di riflettere su come si possa insieme mantenere acceso e vivo, sotto le ceneri di questo strano tempo dilatato, il desiderio di teatro; con il credere che il teatro sia prima di tutto un momento di condivisione, fisica e non solo, tra persone compresenti in uno stesso luogo. Percepisco questo come bisogno primario: riprendere in mano l’abbecedario. Continuo a rileggere le pagine di Neiwiller, di Artaud.

“Mai come oggi si è parlato tanto di civiltà e di cultura, quando è la vita stessa che ci sfugge. E c’è uno strano parallelismo fra questo franare generalizzato della vita, che è alla base della demoralizzazione attuale, e i problemi di una cultura che non ha mai coinciso con la vita…

La cosa più urgente non mi sembra dunque difendere una cultura, la cui esistenza non ha mai salvato nessuno dall’ansia di vivere meglio e di avere fame, ma estrarre da ciò che chiamiamo cultura, delle idee la cui forza di vita sia pari a quella della fame.

Abbiamo soprattutto bisogno di vivere, e di credere in ciò che ci fa vivere e che qualcosa ci fa vivere – ciò che proviene dal fondo misterioso di noi stessi non deve continuamente riversarsi su di noi in un travaglio volgarmente digestivo.

Voglio dire che se è essenziale per noi tutti mangiare subito, è per noi ancora più essenziale non dissipare nell’unica preoccupazione di mangiare subito la forza del semplice fatto di avere fame.”

(A. Artaud, Il teatro e il suo doppio)

Parole di un altro tempo, a mio avviso illuminanti anche per il nostro tempo. Suggeriscono in qualche modo l’idea che alcune grosse questioni intorno a cui ci si dibatte, certi consolidati meccanismi distorti, “patologici” – una certa tendenza all’autoreferenzialità e all’iperproduzione –, caratterizzino forse da sempre gli ambiti del teatro e della cultura; che magari agiscano solitamente in maniera più sotterranea e che ora, in tempi di crisi, di virus, tutto sia soltanto più evidente. Tutto può essere visto come ingrandito al microscopio, insieme al virus. E forse, per tutti questi virus che camminano a braccetto, non esiste antidoto migliore se non quello di riprendersi ogni tanto il tempo di riflettere, prima di produrre (in tempi di virus ma anche in tempi migliori).

 

“È tempo di mettersi in ascolto.

Ma la merce è merce,

e la sua legge sarà

sempre pronta a

cancellare

il lavoro di

chi ha trovato radici e

guarda lontano.

Bisogna liberarsi dall’oppressione
e riconciliarsi con il mistero.
Due sono le strade da percorrere,
due sono le forze da far coesistere.
La politica da sola è cieca.
Il mistero, che è muto,
da solo diventa sordo

È tempo che l’arte
trovi altre forme
per comunicare in un universo
in cui tutto è comunicazione.

Né un Dio,
né un’idea,
potranno salvarci
ma solo una relazione vitale.
Ci vuole
un altro sguardo…”

(A. Neiwiller, L’altro sguardo: per un teatro clandestino

 

Condivido questi materiali con qualcuno – la sola lettura non mi è sufficiente; il desiderio, la necessità di condivisione, resta; lo scambio e il confronto con i “compagni di banco” – conosciuti o sconosciuti (questa è una grande possibilità del virtuale) – rendono più vive le pagine dell’abbecedario. Li condivido con Franco Acquaviva, di cui leggo un bell’articolo su Pangea http://www.pangea.news/teatro-in-streaming-franco-acquaviva

E poi, le videoconferenze. Nel ciclo di dieci incontri sul Terzo Teatro, qualcuno dei partecipanti si interroga su cosa possa fare il teatro in questo periodo di pandemia: Eugenio Barba risponde come il training dell’attore dell’Odin Teatret sia sempre stato una sorta di apprendistato a resistere, che in questo momento specifico potrebbe concretamente tradursi nel mantenere vive le relazioni con le persone da noi ritenute importanti.

Ci sono gli scambi giornalieri con la Bottega dello Sguardo di Renata Molinari, che tiene le fila delle Cartoline di parole https://www.labottegadellosguardo.it/wp/progetti/cartoline-di-parole provenienti da tutta Italia (ora sono centinaia): ogni giorno ne scrivo una. La scrittura non come “produzione”, ma come arma per tenere viva la relazione con chi è lontano, e con me stesso: che, di questi tempi, non è sempre scontato. Complice la forzata reclusione, ricominciano e si fanno più intensi i contatti con l’Open Program del Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards, per cercare di portare finalmente a termine il progetto di libro sulla loro residenza, che qualche anno fa avevamo ideato e realizzato a Milano.

Mi sento spesso con Massimiliano Speziani, amico attore e compagno di collaborazioni: in questo periodo lui porta avanti una pratica quotidiana nell’androne del suo condominio, quindici minuti di condivisione di fiabe, racconti, poesie a salutare distanza di balcone; ma comunque in condivisione reale, fisica, umana con le persone che lo abitano. La vecchia pratica del teatro, insomma, che nessun virus potrà mai estirpare e nulla potrà mai surrogare. Gli racconto dei testi di Artaud Neiwiller che sto rileggendo, di una poesia della Szymborska che mi ha colpito, di alcune mie piccole composizioni in versi in cui parlano gli oggetti (non so perché ma in questo periodo riesco a leggere, scrivere e pensare più in versi che in prosa). Parte di questo materiale finisce per entrare negli appuntamenti quotidiani di Massimiliano: non riesco a vederne gli esiti ma sono felice di aver in qualche modo partecipato a costruire, attraverso la vecchia pratica dello scambio di materiali drammaturgo-attore, un momento di vita di una piccola comunità come quella di un condominio, che ogni giorno per quindici minuti diventa teatro.
Mi sembra questo uno dei modi possibili per continuare a fare teatro e a raccontarlo: sarebbe bello che quest’azione si moltiplicasse nella città, una città di condomini-teatro.

Un’altra azione che restituisce dignità al teatro e a chi ci lavora, mi pare quella di sottolinearne l’assenza e quanto ci manca in dimensioni più estese, come ho visto fare a Marta Comerio e altri per il gruppo Attori e attrici uniti in un breve video-documento: l’inizio sembra annunciare l’imminente lettura de L’infinito di Leopardi ma l’attrice resta muta per tutto il tempo, e chi guarda il video deve confrontarsi con questa scritta:

“Lettura da L’infinito
di Giacomo Leopardi
APRITE BENE LE ORECCHIE!
Nelle decisioni, o non-decisioni, che il Mibact
sta prendendo, le lavoratrici e i lavoratori dello
spettacolo non hanno voce in capitolo. Nel
frattempo il Ministero ci chiede di usare
proprio la voce per creare contributi gratuiti
da condividere –
Ma se non abbiamo voce in capitolo per
DIALOGARE sul nostro futuro, non ce
l’abbiamo neppure per raccontare la bellezza.
@AttriciAttoriUniti”

 

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

CANTO ERRANTE DI UN UOMO FLESSIBILE

Domani, al Teatro Comunale di Massafra (Taranto):

Canto errante di un uomo flessibile di Tommaso Urselli, regia di Dario Lacitignola, con Antonella Colucci, Giuseppe Nacci e Dario Lacitignola. Tecnico luci e suoni Edoardo Epifani, consulenza musicale Riccardo Rodio, registrazioni Nicola Farina. Compagnia “Teatro Folletti e Folli”, in coproduzione con l’Associazione “Teatro dell’Altopiano” e il Teatro Le Forche.

Sbarcato a Milano da un paesino del sud Mimmo Stimolo, uomo flessibile, si barcamena come può in un labirinto di lavori; fa di tutto pur di arrivare a fine mese e pagare l’affitto del suo monolocale di 18,02 metri quadri. Intorno a lui come ossessioni, diverse figure gli impediscono di condurre una vita normale. Una narrazione per quadri in cui persone tempi e luoghi del lavoro si rincorrono e si sovrappongono a quelli della vita.

Menzione al Premio DCQ e vincitore del Premio Fersen per la drammaturgia contemporanea, il testo è pubblicato da Editoria&Spettacolo.

 L’evento, organizzato dal Teatro delle Forche e dallo SPI-CGIL-MASSAFRA, tra le iniziative legate alla Festa del Lavoro, rientra tra i progetti speciali della stagione di teatro contemporaneo “Légami” 2018/19, nell’ambito di “P.A.S.S.I.” (Progetto, Arte, Spettacolo, Scoperta e Innovazione nella Terra delle Gravine), progetto artistico triennale a cura del Teatro delle Forche, in ordine all’avviso pubblico per iniziative progettuali riguardanti lo spettacolo dal vivo e le residenze artistiche – Patto per la Puglia – FSC 2014/2020 – Area di intervento “Turismo, cultura e valorizzazione delle risorse naturali”.

Apertura porte per ingresso alle ore 19.30Sipario ore 20.00, Teatro Comunale (Piazza Garibaldi). Info e prenotazioni: www.teatrodelleforche.com; 0998801932/ 3497291060. Ticket d’ingresso 5 euro.

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

IL TIGLIO. FOTO DI FAMIGLIA SENZA MADRE

Il 12 marzo al Centro Teatrale Bresciano:

Il Tiglio

Sacre Famiglie

Il tiglio

di Tommaso Urselli
regia Massimiliano Speziani
con Francesca Perilli, Filippo Gessi, Massimiliano Speziani
luci Beppe Sordi
produzione Katzenmacher Compagnia Speziani-Urselli

Un padre, rimasto vedovo di recente, avvia le pratiche per l’inserimento del figlio – un ragazzo fragile e a tratti violento – presso una comunità per disabili psichici, “Il tiglio”. Sia per l’iter burocratico che per la difficoltà di entrambi a separarsi, il processo si rivela lungo e sofferto. In particolare il figlio fatica ad accettare il distacco, e il padre è costretto a giustificarsi con sotterfugi e mezze bugie. Una volta avvenuto l’inserimento, si susseguiranno una serie di incontri tra i due fatti di incomprensioni, tenerezze, silenzi, dialoghi spesso surreali. Il tutto sotto gli occhi di una sorta di convitato di pietra: la dottoressa – ambivalente immagine della madre assente e delle istituzioni incapaci di accogliere. Lo spettacolo racconta senza pietismi e stereotipi il percorso di due anime sofferenti, di una relazione complicata che procede a strappi. Più che mettere in scena un caso di malattia psichica, Il tiglio prova ad indagare una situazione di malessere familiare, condizionato dall’handicap di uno dei due protagonisti; ma ad essere malato è in realtà il rapporto tra un padre e un figlio. Una difficoltà di relazione che si estende dalla famiglia alla società, e che emerge nell’impasse linguistica e comunicativa in cui rimangono sospesi tutti i personaggi, manifestazione di un’impotenza diffusa a dirsi la verità

Teatro Mina Mezzadri Santa Chiara – Brescia

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

IL CANTO VIVO NEL LAVORO DELL’ATTORE

thumbnail

 

 
IL CANTO VIVO 

 

NEL LAVORO DELL’ ATTORE

 

Tre sessioni intensive di seminario pratico. Attraverso un lavoro sulla relazione tra precisione e organicità, il workshop punterà a dissotterrare le potenzialità creative di ogni partecipante, concentrandosi su azione, movimento, ritmo, canto e sulla voce vivente. Passo dopo passo, i partecipanti saranno guidati da Jessica Losilla-Hébrail e dai suoi colleghi in una particolare esperienza dell’intreccio fra voce, impulso e azione, che è al centro delle ricerche del Workcenter da più di trent’anni. Verrà infatti proposto un lavoro pratico basato su antichi canti di tradizione, che consentirà di esplorare l’impatto che determinate qualità ritmiche e melodiche possono avere sulla persona che canta. I partecipanti potranno anche essere invitati a lavorare su canti che loro stessi avranno portato all’incontro, per investigare la natura del canto e il suo potenziale come strumento creativo.
 
Luogo: Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito (sala teatro), via Watteau 7 Milano (Bus 81/43)
Date e orari: 28-30 settembre 2018; venerdì ore 19-22, sabato e domenica ore 10-14
Contributo per l’iscrizione al workshop: 100 euro
Si consiglia chi fosse interessato di provvedere all’iscrizione appena possibile, il workshop prevede un numero di massimo 15 partecipanti. 
 
Contatti:
Afra: crudoafra@gmail.com 3773 081263

 

Tommaso: tommasourselli@gmail.com 3477921961
 
 
 

 

The Workcenter is active within the structure of
Fondazione Teatro della Toscana

 
 

 

        

 

 
(Fotografia di Piotr Nykowski)
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

UN VECCHIO GIOCO. IL LIBRO

Di seguito la recensione al libro contenente il testo teatrale omonimo, scritta da Marcello Isidori per la rubrica I libri del mese di Dramma.it

I libri del mese

Un vecchio gioco di Tommaso Urselli

Autore con una buona affermazione sul palcoscenico nazionale, Tommaso Urselli ha pubblicato, con la casa editrice La Mongolfiera che vanta ormai un’ottima collana di drammaturgia contemporanea,  anche questo suo recente lavoro, segnalato al Premio Fersen 2015 e prodotto da Scena nuda nello stesso anno. Mi sono già occupato qualche tempo fa di questo autore pugliese di nascita e milanese d’adozione, e posso affermare che quest’ultima drammaturgia appare, non tanto per ragioni strutturali quanto per la situazione, piuttosto diversa da quelle che ho letto in passato. Qui la vicenda, sviluppata come un puzzle che, come suggeriscono le note dell’autore, deve essere ricomposto dal pubblico/lettore, non appare lineare e progressiva ma spezzata in tessere diacroniche che, per la verità, non sono molto difficili da incastrare per ricostruire l’immagine complessiva. Non mi addentro nella vicenda per non rovinare la sorpresa degli eventuali futuri lettori e, speriamo, spettatori, mi limito a dire che l’archetipo su cui si basa “il gioco” è quello del forte contro il debole, del carnefice contro la vittima. Qui la particolarità è il prepotente richiamo, che a tratti si fa citazione, del capolavoro di William Golding “Il signore delle mosche”. Lettura godibile e buona teatralità ne possono certamente favorire nuovi allestimenti.

Un vecchio gioco
di Tommaso Urselli
La Mongolfiera 2017
50 pagg. € 7,00

Per acquistare il volume

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

“BOCCAPERTA”, CONFIDENZE A UN AMICO IMMAGINARIO

Di seguito l’intervista pubblicata su teatro.online relativa alle repliche di “Boccaperta”, in scena dal 12 al 14 gennaio al Pacta Salone di Milano (info: 02/36503740 | biglietteria@pacta.org | http://www.pacta.org)

 

“Boccaperta”, confidenze a un amico immaginario

Il Pacta Salone di Milano propone dal 12 al 14 gennaio Boccaperta del drammaturgo Tommaso Urselli. Si tratta di una produzione sul tema dell’identità legata al periodo della preadolescenza. Ne è protagonista Dario Villa e la regia dello spettacolo è di Paola Manfredi. Un ragazzo, con la vocazione alla rappresentazione e al trasformismo, gioca a mettere in scena la propria famiglia, i personaggi e alcuni episodi fondanti e a volte tipici di una certa preadolescenza di provincia. Li racconta, in una chiave ingenua e surreale, al principale confidente e punto di riferimento, nonché supereroe preferito: il proprio amico immaginario.

Parla Tommaso Urselli
“E’ giusto definire questo spettacolo un monologo di formazione?”
“E’ una sorta di sottotitolo interno che mi sono dato durante la scrittura. Lo spettacolo mi è stato commissionato dal Teatro Perifericodalla regista Paola Manfredi e dall’attore Dario Villa. Durante l’ideazione, pensavamo insieme di seguire il percorso evolutivo di un ragazzo che nel momento in cui gioca a rappresentare la propria famiglia si sta ancora formando. Si trova cioè in quell’età critica della preadolescenza in cui non sai ancora bene chi sei. 
Durante la successiva fase di scrittura, ho tenuto sempre presente questo binario. Non c’è una storia, non è un testo teatrale con un inizio, uno svolgimento e un epilogo, ma è una sorta di narrazione che il ragazzo fa attraverso la rappresentazione delle persone che compongono la propria famiglia. Così dà vita a una sorta di quadro familiare da cui emerge l’esigenza di rappresentare. Questa vocazione alla rappresentazione è il motore del lavoro.”. 
“Quant’è importante il ruolo dell’amico immaginario?”
“Durante la scrittura, l’amico immaginario era sempre presente e mi chiedevo come sarebbe stato possibile tradurre scenicamente questo aspetto. Non avevo pensato alla soluzione che la regista Paola Manfredi ha adottato e che a me è sembrata veramente efficace, cioè la presenza scenica materiale dell’amico immaginario: è un pupazzo che nel finale, in qualche modo, scompare. Il gioco di rappresentazione che il personaggio del ragazzino e quindi l’attore fa, non lo fa al pubblico, ma a questo amico immaginario che funge da specchio e da diaframma tra il personaggio narrante e lo spettatore”. 
“C’è un tema ricorrente di fondo di una certa solitudine?”
“Sì, la solitudine è sempre presente. Anche se in realtà c’è un affollamento di personaggi nella mente del ragazzo. La solitudine che è più palpabile e meno ‘detta’ nel testo è quella di sé a se stesso. E’ come se a questo ragazzo mancasse la visione di sé, che riesce ad afferrare soltanto con la sparizione dell’amico immaginario e in qualche modo si materializza in un desiderio: questo ragazzo porta durante tutto il monologo un paio di pantaloncini corti, ma ha il grande desiderio di poter indossare un giorno un paio di jeans che vede addosso agli amici della sua stessa età. Come dire: ci sono se ho i pantaloni lunghi e non ci sono se non li ho”.
“Il protagonista compie un processo di rappresentazione di sé e del mondo che lo circonda?”
“Tutto lo spettacolo è una rappresentazione del mondo che lo circonda per giungere a vedere se stesso. Quando la propria immagine riflessa nell’amico immaginario svanisce, è il momento in cui il personaggio non è più solo nella sua stanzetta dei racconti: è come se venissero abbattuti i muri di quella stanzetta solitaria in cui si rifugiava, e si trova finalmente di fronte al mondo. E’ un lavoro sulle possibilità della rappresentazione come arma per danzare, lottare e giocare con il mondo”.

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

IPAZIA. LA NOTA PIU’ ALTA

23519395_1769685133064551_598030680917268694_n

Torna a Lodi lo spettacolo su Ipazia  scritto per Pacta dei Teatri.

 

IPAZIA. LA NOTA PIU’ ALTA

Testo: Tommaso Urselli

Con: Maria Eugenia D’Aquino

Regia: Valentina Colorni

Musica originale Ai limiti dell’aria: Maurizio Pisati

Spazio scenico: Andrea Ricci

Luci: Emanuele Cavalcanti

Costumi: Mirella Salvischiani e Alessandro Aresu

Supporto scientifico: Tullia Norando e Paola Magnaghi del Politecnico di Milano – Stefano Sandrelli dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Brera

Produzione: PACTA  dei Teatri – ScienzaInScena

Lo spettacolo non ha la pretesa di restituire in forma filologicamente corretta la figura di Ipazia d’Alessandria, grande filosofa, matematica e astronoma dell’antichità, data la scarsità d’informazioni storiche, peraltro a volte contrastanti, di cui siamo in possesso; si tratta dichiaratamente di un lavoro d’invenzione, a partire dalla collocazione della scena, che non si apre infatti sul IV secolo né ad Alessandria d’Egitto ma su un ipotetico futuro. Siamo nell’anno 2415, ossia duemila anni dopo la tragica morte di Ipazia; il luogo è una sorta di anfratto spazio-temporale in cui, grazie a un misterioso espediente, sono stati custoditi i cinquecentomila volumi del Museo di Alessandria, la biblioteca più grande del mondo antico, che sarebbero altrimenti andati distrutti durante un intenzionale incendio. La protagonista agisce in questa sorta di avveniristico archivio d’informazioni, che diviene il suo personale teatro. Prendono qui corpo voci, personaggi ed episodi in una narrazione per frammenti che procede non secondo una logica di temporalità degli eventi, ma seguendo il filo di associazioni della protagonista. Quella di Ipazia è una presenza enigmatica nella storia; la sua sete di verità, la sua ossessione nel diffondere conoscenza, la sua ostinazione nel difendere i baluardi della cultura dell’antichità, la sua fine prematura e drammatica, voluta da chi voleva zittirla per sempre, sanno catturare la curiosità del pubblico e garantirne il coinvolgimento.

DOPO LO SPETTACOLO:
Incontro ALESSANDRIA: L’ALBA DELL’OCCIDENTE con Giuseppe Girgenti, filosofo ricercatore dell’Università San Raffaele, in dialogo con l’autore dello spettacolo Tommaso Urselli e l’interprete.
Un grande esperto di Platone e del neoplatonismo ci guida agli albori della nostra cultura, ci fa rivivere con passione, profondità e semplicità i fermenti di Alessandria prima e dopo Ipazia. Storia, filosofia, scienza, teatro restituiscono nozioni ed emozioni del cammino, spesso accidentato, della conoscenza e aprono un varco per indagare il presente.

Per info e biglietti www.teatroallevigne.com oppure rivolgersi alla biglietteria di via Cavour 66 nei seguenti orari: martedì e giovedì dalle 10:30 alle 12:30, mercoledì dalle 13:00 alle 17:00 oppure nei giorni di spettacolo dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e da un’ora prima della rappresentazione.

 

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

ESERCIZI DI DISTRUZIONE. L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI EROSTRATO

Sarà presentato il 24 e il 25 giugno ore 21,15 a Campo Teatrale, via Cambiasi 10 Milano, l’esito del laboratorio rivolto agli studenti del quarto anno di corso, condotto in collaborazione con Massimiliano Speziani e tratto dal mio testo

ESERCIZI DI DISTRUZIONE. L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI EROSTRATO

di Tommaso Urselli
a cura di Massimiliano Speziani
con la collaborazione di Tommaso Urselli
con Sara Canali, Alessandro Cicchello, Paola Cottarelli, Silvia Deforza, Camilla Di Pasquasio, Roberto Falaschi, Angelicchio Francesca, Simone Grisotto, Natascia Lapiana, Gianluca Livi, Simone Sansone, Aila Saviano,Francesco Tornar, Federica Violini
si ringrazia Stefano Colonna per l’illuminotecnica

Per informazioni: comunicazione@campoteatrale.it

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

MAI NATE

“Mai nate” (locandina di Vittoria Pasca Raymondi), prodotto da Teatro Periferico, sbarca a Milano, Alzaia Naviglio Grande 192, Alta Luce Teatro, 7 e 8 aprile ore 21.
Prenotazioni: 348.7076093 Elizabeth Annable
alt@altaluceteatro.com17626401_10155150222812579_219826723075087867_n

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

IPAZIA

E’ uscito l’ebook con la versione inglese del mio testo su Ipazia: Hypatia.The Highest Note. La traduzione è di Diana Bahri Nunziante e Maggie Rose, il disegno di copertina di José Muñoz, il progetto grafico e impaginazione di Vittoria Pasca Raymondi… Grazie!!! hipatia_thehighestnote_coverokhttp://www.ledizioni.it/prodotto/hypatia-the-highest-note/

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento