CANTO ERRANTE DI UN UOMO FLESSIBILE

Domani, al Teatro Comunale di Massafra (Taranto):

Canto errante di un uomo flessibile di Tommaso Urselli, regia di Dario Lacitignola, con Antonella Colucci, Giuseppe Nacci e Dario Lacitignola. Tecnico luci e suoni Edoardo Epifani, consulenza musicale Riccardo Rodio, registrazioni Nicola Farina. Compagnia “Teatro Folletti e Folli”, in coproduzione con l’Associazione “Teatro dell’Altopiano” e il Teatro Le Forche.

Sbarcato a Milano da un paesino del sud Mimmo Stimolo, uomo flessibile, si barcamena come può in un labirinto di lavori; fa di tutto pur di arrivare a fine mese e pagare l’affitto del suo monolocale di 18,02 metri quadri. Intorno a lui come ossessioni, diverse figure gli impediscono di condurre una vita normale. Una narrazione per quadri in cui persone tempi e luoghi del lavoro si rincorrono e si sovrappongono a quelli della vita.

Menzione al Premio DCQ e vincitore del Premio Fersen per la drammaturgia contemporanea, il testo è pubblicato da Editoria&Spettacolo.

 L’evento, organizzato dal Teatro delle Forche e dallo SPI-CGIL-MASSAFRA, tra le iniziative legate alla Festa del Lavoro, rientra tra i progetti speciali della stagione di teatro contemporaneo “Légami” 2018/19, nell’ambito di “P.A.S.S.I.” (Progetto, Arte, Spettacolo, Scoperta e Innovazione nella Terra delle Gravine), progetto artistico triennale a cura del Teatro delle Forche, in ordine all’avviso pubblico per iniziative progettuali riguardanti lo spettacolo dal vivo e le residenze artistiche – Patto per la Puglia – FSC 2014/2020 – Area di intervento “Turismo, cultura e valorizzazione delle risorse naturali”.

Apertura porte per ingresso alle ore 19.30Sipario ore 20.00, Teatro Comunale (Piazza Garibaldi). Info e prenotazioni: www.teatrodelleforche.com; 0998801932/ 3497291060. Ticket d’ingresso 5 euro.

 

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IL TIGLIO. FOTO DI FAMIGLIA SENZA MADRE

Il 12 marzo al Centro Teatrale Bresciano:

Il Tiglio

Sacre Famiglie

Il tiglio

di Tommaso Urselli
regia Massimiliano Speziani
con Francesca Perilli, Filippo Gessi, Massimiliano Speziani
luci Beppe Sordi
produzione Katzenmacher Compagnia Speziani-Urselli

Un padre, rimasto vedovo di recente, avvia le pratiche per l’inserimento del figlio – un ragazzo fragile e a tratti violento – presso una comunità per disabili psichici, “Il tiglio”. Sia per l’iter burocratico che per la difficoltà di entrambi a separarsi, il processo si rivela lungo e sofferto. In particolare il figlio fatica ad accettare il distacco, e il padre è costretto a giustificarsi con sotterfugi e mezze bugie. Una volta avvenuto l’inserimento, si susseguiranno una serie di incontri tra i due fatti di incomprensioni, tenerezze, silenzi, dialoghi spesso surreali. Il tutto sotto gli occhi di una sorta di convitato di pietra: la dottoressa – ambivalente immagine della madre assente e delle istituzioni incapaci di accogliere. Lo spettacolo racconta senza pietismi e stereotipi il percorso di due anime sofferenti, di una relazione complicata che procede a strappi. Più che mettere in scena un caso di malattia psichica, Il tiglio prova ad indagare una situazione di malessere familiare, condizionato dall’handicap di uno dei due protagonisti; ma ad essere malato è in realtà il rapporto tra un padre e un figlio. Una difficoltà di relazione che si estende dalla famiglia alla società, e che emerge nell’impasse linguistica e comunicativa in cui rimangono sospesi tutti i personaggi, manifestazione di un’impotenza diffusa a dirsi la verità

Teatro Mina Mezzadri Santa Chiara – Brescia

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IL CANTO VIVO NEL LAVORO DELL’ATTORE

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IL CANTO VIVO 

 

NEL LAVORO DELL’ ATTORE

 

Tre sessioni intensive di seminario pratico. Attraverso un lavoro sulla relazione tra precisione e organicità, il workshop punterà a dissotterrare le potenzialità creative di ogni partecipante, concentrandosi su azione, movimento, ritmo, canto e sulla voce vivente. Passo dopo passo, i partecipanti saranno guidati da Jessica Losilla-Hébrail e dai suoi colleghi in una particolare esperienza dell’intreccio fra voce, impulso e azione, che è al centro delle ricerche del Workcenter da più di trent’anni. Verrà infatti proposto un lavoro pratico basato su antichi canti di tradizione, che consentirà di esplorare l’impatto che determinate qualità ritmiche e melodiche possono avere sulla persona che canta. I partecipanti potranno anche essere invitati a lavorare su canti che loro stessi avranno portato all’incontro, per investigare la natura del canto e il suo potenziale come strumento creativo.
 
Luogo: Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito (sala teatro), via Watteau 7 Milano (Bus 81/43)
Date e orari: 28-30 settembre 2018; venerdì ore 19-22, sabato e domenica ore 10-14
Contributo per l’iscrizione al workshop: 100 euro
Si consiglia chi fosse interessato di provvedere all’iscrizione appena possibile, il workshop prevede un numero di massimo 15 partecipanti. 
 
Contatti:
Afra: crudoafra@gmail.com 3773 081263

 

Tommaso: tommasourselli@gmail.com 3477921961
 
 
 

 

The Workcenter is active within the structure of
Fondazione Teatro della Toscana

 
 

 

        

 

 
(Fotografia di Piotr Nykowski)
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UN VECCHIO GIOCO. IL LIBRO

Di seguito la recensione al libro contenente il testo teatrale omonimo, scritta da Marcello Isidori per la rubrica I libri del mese di Dramma.it

I libri del mese

Un vecchio gioco di Tommaso Urselli

Autore con una buona affermazione sul palcoscenico nazionale, Tommaso Urselli ha pubblicato, con la casa editrice La Mongolfiera che vanta ormai un’ottima collana di drammaturgia contemporanea,  anche questo suo recente lavoro, segnalato al Premio Fersen 2015 e prodotto da Scena nuda nello stesso anno. Mi sono già occupato qualche tempo fa di questo autore pugliese di nascita e milanese d’adozione, e posso affermare che quest’ultima drammaturgia appare, non tanto per ragioni strutturali quanto per la situazione, piuttosto diversa da quelle che ho letto in passato. Qui la vicenda, sviluppata come un puzzle che, come suggeriscono le note dell’autore, deve essere ricomposto dal pubblico/lettore, non appare lineare e progressiva ma spezzata in tessere diacroniche che, per la verità, non sono molto difficili da incastrare per ricostruire l’immagine complessiva. Non mi addentro nella vicenda per non rovinare la sorpresa degli eventuali futuri lettori e, speriamo, spettatori, mi limito a dire che l’archetipo su cui si basa “il gioco” è quello del forte contro il debole, del carnefice contro la vittima. Qui la particolarità è il prepotente richiamo, che a tratti si fa citazione, del capolavoro di William Golding “Il signore delle mosche”. Lettura godibile e buona teatralità ne possono certamente favorire nuovi allestimenti.

Un vecchio gioco
di Tommaso Urselli
La Mongolfiera 2017
50 pagg. € 7,00

Per acquistare il volume

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“BOCCAPERTA”, CONFIDENZE A UN AMICO IMMAGINARIO

Di seguito l’intervista pubblicata su teatro.online relativa alle repliche di “Boccaperta”, in scena dal 12 al 14 gennaio al Pacta Salone di Milano (info: 02/36503740 | biglietteria@pacta.org | http://www.pacta.org)

 

“Boccaperta”, confidenze a un amico immaginario

Il Pacta Salone di Milano propone dal 12 al 14 gennaio Boccaperta del drammaturgo Tommaso Urselli. Si tratta di una produzione sul tema dell’identità legata al periodo della preadolescenza. Ne è protagonista Dario Villa e la regia dello spettacolo è di Paola Manfredi. Un ragazzo, con la vocazione alla rappresentazione e al trasformismo, gioca a mettere in scena la propria famiglia, i personaggi e alcuni episodi fondanti e a volte tipici di una certa preadolescenza di provincia. Li racconta, in una chiave ingenua e surreale, al principale confidente e punto di riferimento, nonché supereroe preferito: il proprio amico immaginario.

Parla Tommaso Urselli
“E’ giusto definire questo spettacolo un monologo di formazione?”
“E’ una sorta di sottotitolo interno che mi sono dato durante la scrittura. Lo spettacolo mi è stato commissionato dal Teatro Perifericodalla regista Paola Manfredi e dall’attore Dario Villa. Durante l’ideazione, pensavamo insieme di seguire il percorso evolutivo di un ragazzo che nel momento in cui gioca a rappresentare la propria famiglia si sta ancora formando. Si trova cioè in quell’età critica della preadolescenza in cui non sai ancora bene chi sei. 
Durante la successiva fase di scrittura, ho tenuto sempre presente questo binario. Non c’è una storia, non è un testo teatrale con un inizio, uno svolgimento e un epilogo, ma è una sorta di narrazione che il ragazzo fa attraverso la rappresentazione delle persone che compongono la propria famiglia. Così dà vita a una sorta di quadro familiare da cui emerge l’esigenza di rappresentare. Questa vocazione alla rappresentazione è il motore del lavoro.”. 
“Quant’è importante il ruolo dell’amico immaginario?”
“Durante la scrittura, l’amico immaginario era sempre presente e mi chiedevo come sarebbe stato possibile tradurre scenicamente questo aspetto. Non avevo pensato alla soluzione che la regista Paola Manfredi ha adottato e che a me è sembrata veramente efficace, cioè la presenza scenica materiale dell’amico immaginario: è un pupazzo che nel finale, in qualche modo, scompare. Il gioco di rappresentazione che il personaggio del ragazzino e quindi l’attore fa, non lo fa al pubblico, ma a questo amico immaginario che funge da specchio e da diaframma tra il personaggio narrante e lo spettatore”. 
“C’è un tema ricorrente di fondo di una certa solitudine?”
“Sì, la solitudine è sempre presente. Anche se in realtà c’è un affollamento di personaggi nella mente del ragazzo. La solitudine che è più palpabile e meno ‘detta’ nel testo è quella di sé a se stesso. E’ come se a questo ragazzo mancasse la visione di sé, che riesce ad afferrare soltanto con la sparizione dell’amico immaginario e in qualche modo si materializza in un desiderio: questo ragazzo porta durante tutto il monologo un paio di pantaloncini corti, ma ha il grande desiderio di poter indossare un giorno un paio di jeans che vede addosso agli amici della sua stessa età. Come dire: ci sono se ho i pantaloni lunghi e non ci sono se non li ho”.
“Il protagonista compie un processo di rappresentazione di sé e del mondo che lo circonda?”
“Tutto lo spettacolo è una rappresentazione del mondo che lo circonda per giungere a vedere se stesso. Quando la propria immagine riflessa nell’amico immaginario svanisce, è il momento in cui il personaggio non è più solo nella sua stanzetta dei racconti: è come se venissero abbattuti i muri di quella stanzetta solitaria in cui si rifugiava, e si trova finalmente di fronte al mondo. E’ un lavoro sulle possibilità della rappresentazione come arma per danzare, lottare e giocare con il mondo”.

 

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IPAZIA. LA NOTA PIU’ ALTA

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Torna a Lodi lo spettacolo su Ipazia  scritto per Pacta dei Teatri.

 

IPAZIA. LA NOTA PIU’ ALTA

Testo: Tommaso Urselli

Con: Maria Eugenia D’Aquino

Regia: Valentina Colorni

Musica originale Ai limiti dell’aria: Maurizio Pisati

Spazio scenico: Andrea Ricci

Luci: Emanuele Cavalcanti

Costumi: Mirella Salvischiani e Alessandro Aresu

Supporto scientifico: Tullia Norando e Paola Magnaghi del Politecnico di Milano – Stefano Sandrelli dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Brera

Produzione: PACTA  dei Teatri – ScienzaInScena

Lo spettacolo non ha la pretesa di restituire in forma filologicamente corretta la figura di Ipazia d’Alessandria, grande filosofa, matematica e astronoma dell’antichità, data la scarsità d’informazioni storiche, peraltro a volte contrastanti, di cui siamo in possesso; si tratta dichiaratamente di un lavoro d’invenzione, a partire dalla collocazione della scena, che non si apre infatti sul IV secolo né ad Alessandria d’Egitto ma su un ipotetico futuro. Siamo nell’anno 2415, ossia duemila anni dopo la tragica morte di Ipazia; il luogo è una sorta di anfratto spazio-temporale in cui, grazie a un misterioso espediente, sono stati custoditi i cinquecentomila volumi del Museo di Alessandria, la biblioteca più grande del mondo antico, che sarebbero altrimenti andati distrutti durante un intenzionale incendio. La protagonista agisce in questa sorta di avveniristico archivio d’informazioni, che diviene il suo personale teatro. Prendono qui corpo voci, personaggi ed episodi in una narrazione per frammenti che procede non secondo una logica di temporalità degli eventi, ma seguendo il filo di associazioni della protagonista. Quella di Ipazia è una presenza enigmatica nella storia; la sua sete di verità, la sua ossessione nel diffondere conoscenza, la sua ostinazione nel difendere i baluardi della cultura dell’antichità, la sua fine prematura e drammatica, voluta da chi voleva zittirla per sempre, sanno catturare la curiosità del pubblico e garantirne il coinvolgimento.

DOPO LO SPETTACOLO:
Incontro ALESSANDRIA: L’ALBA DELL’OCCIDENTE con Giuseppe Girgenti, filosofo ricercatore dell’Università San Raffaele, in dialogo con l’autore dello spettacolo Tommaso Urselli e l’interprete.
Un grande esperto di Platone e del neoplatonismo ci guida agli albori della nostra cultura, ci fa rivivere con passione, profondità e semplicità i fermenti di Alessandria prima e dopo Ipazia. Storia, filosofia, scienza, teatro restituiscono nozioni ed emozioni del cammino, spesso accidentato, della conoscenza e aprono un varco per indagare il presente.

Per info e biglietti www.teatroallevigne.com oppure rivolgersi alla biglietteria di via Cavour 66 nei seguenti orari: martedì e giovedì dalle 10:30 alle 12:30, mercoledì dalle 13:00 alle 17:00 oppure nei giorni di spettacolo dalle ore 10:00 alle ore 13:00 e da un’ora prima della rappresentazione.

 

 

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ESERCIZI DI DISTRUZIONE. L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI EROSTRATO

Sarà presentato il 24 e il 25 giugno ore 21,15 a Campo Teatrale, via Cambiasi 10 Milano, l’esito del laboratorio rivolto agli studenti del quarto anno di corso, condotto in collaborazione con Massimiliano Speziani e tratto dal mio testo

ESERCIZI DI DISTRUZIONE. L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI EROSTRATO

di Tommaso Urselli
a cura di Massimiliano Speziani
con la collaborazione di Tommaso Urselli
con Sara Canali, Alessandro Cicchello, Paola Cottarelli, Silvia Deforza, Camilla Di Pasquasio, Roberto Falaschi, Angelicchio Francesca, Simone Grisotto, Natascia Lapiana, Gianluca Livi, Simone Sansone, Aila Saviano,Francesco Tornar, Federica Violini
si ringrazia Stefano Colonna per l’illuminotecnica

Per informazioni: comunicazione@campoteatrale.it

 

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